Due marce, un solo messaggio: fermiamo la guerra a Gaza

Ferrante: “La pace non è un concetto astratto, è una responsabilità collettiva. Subito corridoi umanitari e pieno riconoscimento dello Stato di Palestina”

In questi due giorni ho partecipato a due appuntamenti importanti: la Marcia per la Pace di Cascina, organizzata dal Comune e dal sindaco Michelangelo Betti, e la marcia promossa dalla CGIL in occasione dello sciopero nazionale per Gaza a Livorno. Due momenti diversi, ma uniti da un messaggio comune: la pace non è un concetto astratto, è una responsabilità che dobbiamo assumere come cittadine e cittadini.
Il contesto internazionale ci chiede di parlare chiaro. Il recente rapporto delle Nazioni Unite ha definito genocidio quello che sta accadendo a Gaza genocidio da parte di Israele. Non si tratta di opinioni: parliamo di ospedali rasi al suolo, di famiglie intere annientate, di una popolazione privata di acqua, elettricità e beni essenziali. Fatti documentati da organismi indipendenti, che chiamano tutti noi a prendere posizione.
Il riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite da parte dell’Italia è finalmente arrivato, ma con un ritardo colpevole. Ogni giorno di attesa ha significato nuove vite spezzate, nuove macerie, nuove ferite che segneranno a lungo il futuro di quel popolo. La politica estera non può nascondersi dietro alle ambiguità: deve avere il coraggio di schierarsi, con coerenza e fermezza, dalla parte della giustizia e della dignità umana.
Costruire la pace significa fare scelte concrete: corridoi umanitari immediati, pressione diplomatica reale sul governo israeliano, sostegno alle organizzazioni che operano sul campo. Ma soprattutto il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato libero e sicuro.
A Cascina e insieme alla CGIL a Livorno ho visto comunità che non vogliono arrendersi all’idea che la guerra sia inevitabile. È questo lo spirito che dobbiamo portare anche nelle istituzioni: non rincorrere gli altri, ma guidare, con coraggio, verso la parte giusta della storia — quella della pace, della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli.
(Fonte: Ufficio comunicazione)